giovedì 27 maggio 2010

Vita di Nichiren Daishonin

LA VITA DI NICHIREN DAISHONIN
Nichiren Daishonin nacque il sedicesimo giorno del secondo mese del 1222, nel
villaggio di Kominato sulla costa orientale della provincia di Awa, nell’odierna prefettura
di Chiba. Il padre si chiamava Mikuni no Taifu, e la madre Umegiku: essi si
guadagnavano da vivere con la pesca. Come Nichiren Daishonin scrive in Lettera da
Sado, era figlio di «una famiglia chandala». Quello dei chandala era il gruppo più basso
nel sistema di classi indiano e comprendeva professioni come i pescatori, i carcerieri e
i macellai.



Nichiren Daishonin sta quindi affermando che le sue origini erano del tipo
più umile. Alla nascita gli fu dato il nome di Zennichi-maro e visse nel suo villaggio di
pescatori fino all’età di dodici anni, quando lasciò la famiglia per studiare nel vicino
tempio Seicho. In quei giorni i templi erano l’unico luogo in cui la gente comune poteva
imparare a leggere e a scrivere.
Presso il tempio Seicho, legato alla scuola Tendai, Zennichi-maro si interessò presto
agli studi di Buddismo. Là fu affidato a un prete anziano, Dozen-bo, che lo istruì
non solo nelle dottrine Tendai ma anche in quelle della Vera parola e della Pura terra.
Egli fu colpito particolarmente dalla sconcertante molteplicità delle scuole buddiste e
dalle contraddizioni dottrinali presenti all’interno del canone buddista. Era persuaso
che uno solo dei sutra, tra i molti che esistevano, dovesse rappresentare la verità definitiva
e iniziò a chiedersi dove poteva trovare quella verità. Un’altra sua preoccupazione
era il problema fondamentale della vita e della morte, problema che aveva desiderato
risolvere sin dai primi anni di vita. Alla fine arrivò a comprendere che la risposta poteva
essere trovata solo nell’illuminazione del Budda.
Nella sala di culto del tempio c’era una statua del Bodhisattva Tesoro dello Spazio
Vuoto e Zennichi-maro pregò davanti alla statua per diventare l’uomo più saggio
del Giappone. La sua preghiera ottenne risposta quando, come scrisse in seguito, il
Bodhisattva “vivente” Tesoro dello Spazio Vuoto gli fece dono di “un grande gioiello”
di saggezza. In quel momento egli si risvegliò alla realtà ultima dell’esistenza e
dell’universo ma, per rivelare quell’illuminazione alla gente dell’Ultimo giorno della
Legge, doveva sistematizzare le sue idee in relazione all’intera gamma di insegnamenti
del Budda.
All’età di sedici anni, egli decise di farsi prete e assunse il nome religioso di Zeshobo
Rencho. Qualche tempo dopo si congedò dal suo maestro Dozen-bo e andò a Kamakura
per proseguire gli studi, approfondendovi anche la conoscenza delle dottrine
della Pura terra e Zen. Ma Kamakura era ancora una città nuova, con una tradizione
limitata in fatto di Buddismo, e così nel 1242, dopo tre anni di studi, Rencho tornò per
breve tempo al tempio Seicho per poi allontanarsene nuovamente nello stesso anno
diretto nella zona occidentale del Giappone. Questa volta si recò sul monte Hiei, il
centro della scuola Tendai e del Buddismo in generale, e in seguito sul monte Koya, la
sede della scuola della Vera parola, e in altri importanti templi nelle zone di Kyoto e
Nara. Dopo dieci anni di studi sul monte Hiei e in altri luoghi, giunse alla conclusione
che i veri insegnamenti del Buddismo dovessero trovarsi nel Sutra del Loto. Il Sutra
del Loto rappresenta il cuore dell’illuminazione del Budda Shakyamuni e tutti gli altri
sutra sono meri espedienti che conducono a esso.
Nel 1253 tornò al Seicho-ji, dove poco dopo il suo arrivo, nelle prime ore della
mattina del ventottesimo giorno del quarto mese, recitò per la prima volta Nammyoho-
renge-kyo, fornendo così la chiave a tutte le future generazioni per schiudere
il tesoro dell’illuminazione celato nei loro cuori. Inoltre cambiò il proprio nome in
Nichiren (Sole-Loto).
A mezzogiorno di quello stesso giorno espose la propria dottrina al tempio in presenza
del suo maestro e di altri preti e abitanti del villaggio. Strofinando tra le mani il
“juzu” (una corona di grani che si usa per concentrarsi nella preghiera), recitò Nammyoho-
renge-kyo per tre volte, poi dichiarò che nessuno degli insegnamenti precedenti
al Sutra del Loto rivela davvero l’illuminazione del Budda e che tutte le scuole basate
su quegli insegnamenti sono errate e fuorvianti. Dichiarò anche che il Sutra del Loto è
il sutra supremo e che Nam-myoho-renge-kyo, l’essenza del Sutra del Loto, è l’unico
insegnamento che può condurre all’illuminazione le persone dell’Ultimo giorno della
Legge.
Pochi tra il pubblico compresero il significato di quella prima predica di Nichiren
Daishonin, ma il popolo in generale rispose con rabbia perché apparve un attacco alle
loro personali credenze religiose. L’amministratore della regione, Tojo Kagenobu, un
devoto seguace della scuola della Pura terra, prese provvedimenti per far arrestare il
Daishonin, ma questi riuscì a scappare, intenzionato a recarsi a Kamakura per predicare.
Prima di partire tuttavia fece visita ai suoi genitori e li convertì alla nuova fede.
Nell’ottavo mese del 1253 si sistemò in una piccola dimora in un luogo chiamato
Matsubagayatsu, nella zona sudorientale di Kamakura. Nella sua dimora, come anche
a casa dei suoi sostenitori, iniziò a parlare alla gente degli insegnamenti del Sutra del
Loto. Di tanto in tanto visitava i templi in città per discutere con i capi dei preti. Denunciò
le credenze della scuola della Pura terra, che insegna che la salvezza può essere
ottenuta semplicemente invocando il nome del Budda Amida, e attaccò anche lo Zen
per il suo rifiuto dei sutra.
I suoi attacchi irritarono non solo i capi religiosi, ma anche le autorità governative,
poiché queste ultime in molti casi erano ferventi sostenitrici delle scuole della Pura
terra e Zen. Presto Nichiren si trovò ad affrontare una feroce opposizione, ma continuò
a impegnarsi per convertire le persone. Fu in questi primi anni di propagazione
che si convertirono i suoi principali discepoli, come Shijo Kingo, Toki Jonin, Kudo
Yoshitaka e Ikegami Munenaka.
All’inizio del 1256 il Giappone subì una serie di calamità. Tempeste, alluvioni,
siccità, terremoti ed epidemie determinarono un periodo di grandi difficoltà per il paese.
Nel 1257 a Kamakura un terremoto particolarmente grave distrusse molti tempi,
edifici governativi e case, mentre nel 1259 e nel 1260 carestie ed epidemie decimarono
la popolazione.
Nichiren Daishonin credette che fosse giunto il momento di spiegare la causa che
stava alla base di quelle catastrofi. Nel 1258 si recò al Jisso-ji, un tempio di Iwamoto
nell’attuale prefettura di Shizuoka, per consultare le copie del canone buddista e raccogliere
le prove inconfutabili della vera causa dei disastri. Durante il suo soggiorno vi
incontrò un novizio tredicenne che rimase così impressionato dal Daishonin da diventare
suo discepolo con il nome di Hoki-bo. In seguito Nichiren Daishonin lo chiamò
Nikko e lo designò come suo legittimo successore.
L’uomo più potente del paese era Hojo Tokiyori, un ex reggente dello shogunato di
Kamakura che si era ritirato al Saimyo-ji, un tempio Zen. Il sedicesimo giorno del setti
mo mese del 1260 Nichiren Daishonin presentò a Tokiyori un trattato intitolato Adottare
l’insegnamento corretto per la pace nel paese. In esso egli attribuisce la causa delle
recenti calamità all’offesa nei confronti del corretto insegnamento buddista da parte
della gente, che faceva affidamento su false dottrine. E il culto del Budda Amida, egli
asserisce, èla fonte di questa offesa. Il paese non conosceràsollievo dalla sofferenza
finchéla gente non rinunceràalle proprie credenze errate e accetteràgli insegnamenti
del Sutra del Loto. Per comprovare tali affermazioni egli cita vari passi dai sutra della
Luce dorata, del Maestro della Medicina, dei Re benevolenti e della Grande raccolta.
Questi sutra menzionano vari disastri che ricadranno su qualunque paese ostile al
corretto insegnamento. Dei sette disastri citati nel Sutra del Maestro della Medicina,
cinque avevano giàcolpito il Giappone e il Daishonin predice che, se le autoritàavessero
insistito nel contrastare l’insegnamento corretto, il paese sarebbe stato funestato
anche dagli ultimi due disastri, cioèl’invasione straniera e le lotte intestine.
Tokiyori e i funzionari governativi sembravano non aver preso in considerazione
il trattato, ma, quando le voci sul suo contenuto giunsero ai seguaci della scuola della
Pura terra, questi si infuriarono. Un gruppo assalìla dimora del Daishonin a Matsubagayatsu,
deciso a ucciderlo. Il Daishonin riuscìa fuggire all’ultimo istante con pochi
discepoli nella provincia di Shimosa, dove rimase per qualche tempo a casa di Toki
Jonin, suo seguace e figura influente nella zona. Ma il suo senso di missione non gli
permise di rimanere a lungo e, meno di un anno dopo, era di ritorno a Kamakura per
ricominciare a predicare.
I preti della scuola della Pura terra, allarmati dal numero di persone attratte dall’insegnamento
del Daishonin, cospirarono per avanzare accuse nei suoi confronti
presso il governo di Kamakura. Il reggente a quel tempo era Hojo Nagatoki, il cui
padre era Shigetoki, prete laico del tempio Gokuraku e nemico giurato del Daishonin.
Senza indagini néprocesso, Nagatoki accettòle imputazioni a carico del Daishonin,
condannandolo all’esilio sulla costa desolata della penisola di Izu, il dodicesimo giorno
del quinto mese del 1262. Fu la prima persecuzione a opera del governo subita dal
Daishonin.
Izu era una roccaforte della scuola della Pura terra e un esilio in quel luogo poneva
chiaramente il Daishonin in una situazione di grave rischio personale. Fortunatamente,
fu accolto da Funamori Yasaburo, un pescatore del luogo, e da sua moglie, che lo
trattarono con grande gentilezza. In seguito si conquistòi favori di Ito Sukemitsu,
l’amministratore della zona, che divenne un credente nel suo insegnamento, dopo aver
chiesto al Daishonin di pregare, con successo, per la guarigione di una malattia che
lo aveva colpito. In seguito il governo, sembra dietro pressioni dell’ex reggente Hojo
Tokiyori, gli concesse la grazia e nel secondo mese del 1263 Nichiren Daishonin tornòa Kamakura.
Nell’autunno del 1264 Nichiren Daishonin, preoccupato per la madre anziana,
fece ritorno alla sua casa ad Awa. Trovòla madre gravemente malata –il padre era
morto in precedenza –ma pregòper la sua guarigione ed ella fu in grado di superare la
malattia e vivere quasi altri quattro anni. Sfortunatamente le voci sul suo ritorno giunsero
all’orecchio dell’amministratore Tojo Kagenobu. Quando il Daishonin e un gruppo
di seguaci si misero in viaggio per far visita a Kudo Yoshitaka, un suo sostenitore
residente in quella zona, furono attaccati da Tojo e i suoi soldati in un luogo chiamato
Komatsubara. Il Daishonin sfuggìalla morte ma subìuna ferita di spada sulla fronte e
la frattura della mano sinistra.
Nel 1268 sembrava che stesse per verificarsi l’invasione straniera che Nichiren Daishonin
aveva predetto. Quell’anno, come accennato in precedenza, arrivòa Kamakura
una lettera dei mongoli che imponeva che il Giappone giurasse fedeltàa Khubilai

Khan. I capi giapponesi si resero conto che il paese si trovava di fronte a un grande pericolo.
Nel Kyushu, sulle coste di fronte alla Corea, fu subito intrapresa la costruzione
di fortificazioni difensive e a ogni tempio e santuario del paese fu ordinato di offrire
preghiere per la sconfitta del nemico.
Nichiren Daishonin, che nel frattempo era tornato a Kamakura, era convinto che
fosse arrivato il momento di agire. Inviò undici lettere di protesta ai funzionari più
importanti, inclusi il reggente Hojo Tokimune, il responsabile degli affari militari e di
polizia Hei no Saemon, e i due preti più influenti di Kamakura a quel tempo, Doryu
della scuola Zen e Ryokan della scuola dei Precetti-Vera parola. Queste lettere in pratica
riaffermavano ciò che egli aveva espresso in Adottare l’insegnamento corretto per la pace
nel paese, cioè che se il governo non avesse abbracciato l’insegnamento corretto, il paese
avrebbe subìo gli ultimi due disastri predetti nei sutra. Ma tutti gli undici destinatari
delle lettere scelsero di ignorare i suoi avvertimenti.
Nel 1271 il paese fu afflitto da una siccitàprolungata. Il governo, temendo la carestia,
ordinòa Ryokan, il famoso e rispettato capo dei preti del tempio Gokuraku, di pregare
per la pioggia. Quando Nichiren Daishonin venne a saperlo, inviòuna sfida scritta a
Ryokan offrendosi di diventare suo discepolo se l’altro fosse riuscito a far piovere. Se
invece avesse fallito, Ryokan avrebbe dovuto diventare seguace del Daishonin. Ryokan
accettòla sfida, ma, nonostante le sue preghiere e quelle di centinaia di preti suoi assistenti,
nemmeno una goccia di pioggia cadde e invece Kamakura fu colpita da venti
violenti. Tuttavia Ryokan non solo non divenne un discepolo del Daishonin, ma in realtàiniziòa complottare contro di lui in collusione con Hei no Saemon.
Ryokan e il prete Zen Doryu guidavano entrambi dei templi che erano stati fondati
da alti funzionari della famiglia Hojo e, anche se i fondatori erano morti, le loro mogli
esercitavano ancora una forte influenza all’interno del governo. Ryokan e Doryu alimentarono
la rabbia di queste donne raccontando loro che il Daishonin, nelle sue lettere di
rimostranza, aveva parlato senza rispetto dei loro defunti mariti. Alla fine, come risultato
delle macchinazioni dei preti, venne presentata al governo una lista di accuse contro il
Daishonin.
Il decimo giorno del nono mese del 1271 Hei no Saemon ordinòa Nichiren Daishonin
di apparire in tribunale per rispondere delle imputazioni a suo carico e questo fu
l’inizio della seconda fase delle persecuzioni del governo nei suoi confronti. Il Daishonin
contestòeloquentemente le accuse e ripetéle sue predizioni relative all’invasione straniera
e alle dispute all’interno del clan dominante. Due giorni dopo l’inchiesta, Hei no
Saemon e i suoi soldati fecero irruzione nella dimora del Daishonin. Anche se innocente
di tutte le malefatte di cui lo accusavano, egli fu arrestato e condannato all’esilio sull’isola
di Sado.
Hei no Saemon era peròdeterminato a farlo decapitare nel luogo di esecuzione di
Tatsunokuchi, alla periferia di Kamakura. Nichiren Daishonin e i suoi seguaci credettero
che egli fosse ormai a un passo dalla morte ma, all’ultimo momento, l’improvvisa apparizione
di un oggetto luminoso nel cielo terrorizzòa tal punto gli ufficiali da costringerli
ad annullare l’esecuzione. In seguito il Daishonin dichiaròdi essere rinato a nuova vita
come il Budda dell’Ultimo giorno della Legge. Una dettagliata descrizione di questi
drammatici eventi, attraverso le parole stesse del Daishonin, ècontenuta nella lettera
intitolata Le azioni del devoto del Sutra del Loto.
Nel decimo mese del 1271 Nichiren Daishonin, con una scorta armata, attraversò
il Mar del Giappone diretto a Sado, il suo luogo di esilio. L’unica persona amica che lo
accompagnava era il suo fedele discepolo Nikko Shonin. I due furono alloggiati in una
capanna fatiscente in una zona in cui venivano abbandonati i cadaveri dei miserabili e
dei criminali. Scarseggiavano di cibo e vestiti e non avevano fuoco per riscaldarsi. Ran
nicchiandosi in pelli e mantelli di paglia, in qualche modo riuscirono a sopravvivere al
primo inverno.
Nel primo mese del 1272, in risposta a una sfida lanciata dai preti della zona, Nichiren
Daishonin si impegnò in un dibattito religioso con i rappresentanti di altre scuole
buddiste che si erano riuniti dai dintorni di Sado e anche dalla terraferma. Durante
quello che è noto come il dibattito di Tsukahara egli confutò totalmente le loro dottrine
e demolì le loro posizioni.
La situazione del Daishonin a Sado migliorò in una certa misura quando egli iniziò
a ricevere offerte di cibo e vestiti dalla gente del posto che si era convertita ai suoi insegnamenti,
anche se permaneva una costante ostilità da parte dei preti e dei credenti laici
delle altre scuole. Il suo tempo era dedicato prevalentemente alla predicazione e alla
scrittura. Molte delle sue opere più importanti, fra cui L’oggetto di culto per l’osservazione
della mente e L’apertura degli occhi, risalgono a questo periodo.
Il diciottesimo giorno del secondo mese del 1272 una nave raggiunse l’isola di Sado
portando la notizia dello scoppio di combattimenti a Kamakura e a Kyoto. Erano lotte
per il potere all’interno della famiglia Hojo: la profezia del Daishonin sui dissidi all’interno
del clan dominante si era concretizzata. E poco dopo anche il secondo disastro
che aveva profetizzato, l’invasione straniera, si fece piùprobabile, quando i mongoli
inviarono ripetutamente messi a chiedere la sottomissione. Nel secondo mese del 1274
il reggente, Hojo Tokimune, che non era mai stato completamente d’accordo con il
trattamento severo riservato al Daishonin, revocòl’ordine di esilio. E il ventiseiesimo
giorno del terzo mese, due anni e cinque mesi dopo il suo esilio, Nichiren Daishonin
fece ritorno a Kamakura.
L’ottavo giorno del quarto mese a Nichiren Daishonin fu ordinato di comparire di
fronte al tribunale militare. Hei no Saemon ne era il presidente, come lo era stato tre anni
prima quando vennero mosse le accuse contro il Daishonin. Ma questa volta si comportòcon riserbo ed educazione. In risposta alle domande relative alla possibilitàdi un attacco
mongolo, il Daishonin dichiaròche temeva un’invasione entro l’anno. Aggiunse che il
governo non doveva chiedere ai preti della Vera parola di pregare per la distruzione dei
mongoli, perchéle loro preghiere avrebbero solo aggravato la situazione.
Un antico testo cinese dice che, se un saggio avverte il suo sovrano per tre volte e tuttavia
non viene ascoltato, deve lasciare il paese. Nichiren Daishonin aveva protestato per
tre volte con i governanti, predicendo una grave crisi –una volta quando aveva presentato
Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese, poi all’epoca del suo arresto e
quasi esecuzione a Tatsunokuchi, e infine al suo ritorno da Sado. Persuaso che il governo
non avrebbe mai ascoltato i suoi avvertimenti, egli lasciòKamakura il dodicesimo giorno
del quinto mese del 1274 e si sistemòin una piccola dimora ai piedi del monte Minobu
nella provincia di Kai.
A causa della lontananza della zona da qualsiasi centro abitato, la sua vita a Minobu
era ben lungi dall’essere facile. I suoi seguaci a Kamakura gli inviavano denaro, cibo e
vestiti e, di tanto in tanto, si recavano in gruppo a ricevere istruzioni da lui. Egli dedicava
molto del suo tempo a scrivere e quasi metàdelle sue opere oggi esistenti risalgono a
quel periodo. Passava anche molto tempo a tenere lezioni per istruire i suoi discepoli. Le
sue lezioni di quel tempo sul Sutra del Loto furono trascritte da Nikko Shonin e sono
conosciute come La raccolta degli insegnamenti orali.
Nel decimo mese del 1274, cinque mesi dopo il trasferimento di Nichiren Daishonin
a Minobu, i mongoli sferrarono il loro attacco. In una lettera a uno dei suoi discepoli,
il Daishonin espresse la sua amara delusione che il suo consiglio fosse stato ignorato,
persuaso com’era che, se l’avessero ascoltato, il paese si sarebbe risparmiato molte sofferenze.

Durante questo periodo Nikko Shonin ebbe grande successo nel convertire molte
persone tra i preti e i laici del villaggio di Atsuhara. I preti di un tempio Tendai della zona,
irritati per quel successo, iniziarono a tormentare i convertiti, finché riuscirono a far
sì che una banda di guerrieri attaccasse alcuni contadini disarmati appartenenti a quel
gruppo di credenti e li arrestasse con false accuse di furto. Venti dei contadini furono
arrestati e torturati e alla fine tre furono decapitati.
L’episodio, noto come la persecuzione di Atsuhara, fu significativo perché mentre le
precedenti persecuzioni erano state mirate principalmente contro il Daishonin, questa
volta le vittime erano i suoi seguaci. Nonostante le minacce delle autorità i contadini
mantennero una salda fede. Nichiren Daishonin si convinse cosìche i discepoli e i seguaci
laici fossero ora abbastanza forti nella fede da rischiare la vita per la Legge mistica e
questo lo portòa iscrivere l’oggetto di culto per tutta l’umanità Era il dodicesimo giorno
del decimo mese del 1279, quasi ventisette anni dopo che aveva recitato per la prima
volta Nam-myoho-renge-kyo.
All’etàdi sessantun anni, le condizioni di salute del Daishonin erano peggiorate e,
sentendo che la morte era vicina, egli designòNikko Shonin come suo legittimo successore.
Discepoli e seguaci lo spinsero a recarsi a una sorgente termale a Hitachi, nella speranza
che gli recasse giovamento. Cosìl’ottavo giorno del nono mese del 1282, egli lasciò
Minobu alla volta di Hitachi, ma, quando raggiunse la residenza di Ikegami Munenaka
in quella che oggi èparte della cittàdi Tokyo, si rese conto di essere troppo malato per
proseguire. Molti dei suoi seguaci, avendo ricevuto notizia del suo arrivo, si riunirono
presso Ikegami per vederlo. Il mattino del tredicesimo giorno del decimo mese del 1282
morìserenamente, circondato dai discepoli e dai credenti laici che recitavano con devozione
Nam-myoho-renge-kyo.

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