domenica 6 giugno 2010

Conversazioni con Dio. I rapporti a due.


Dal libro. Conversazioni con Dio, di N.D. Walsch.

Dedicato a D.P. Guanc

QUANDO ne saprò a sufficienza per riuscire ad avere dei buoni rapporti di amicizia? Ed esiste un modo per essere felici in un rapporto? O è inevitabile che in esso ci sia sempre una sfida?


Non hai niente da imparare circa i rapporti. Ti basta dimostrare quello che già sai. C'è un modo per ottenere delle felici relazioni con gli altri, ed è quello di utilizzare tali relazioni secondo lo scopo per cui sono intese, non per lo scopo che tu hai stabilito.



I rapporti in effetti sono sempre una sfida; richiedono di continuo che tu crei, esprima e sperimenti aspetti sempre e sempre più elevati di te stesso, che tu offra immagini di te sempre e sempre più grandiose, visioni addirittura magnifiche. In nessuna circostanza riesci a fare questo in maniera più immediata, con maggiore impatto, e in un modo impeccabile di quanto tu lo possa fare in un rapporto di amicizia. In effetti, senza un rapporto con qualcosa che è Altro da te, ciò non ti sarebbe mai possibile.
Soltanto mediante i tuoi rapporti con persone, luoghi ed eventi hai la possibilità di esistere (come quantità apprezzabile, come qualcosa di identificabile) nell'universo. Ricorda, in assenza dell'altro, tu non esisti. Così è nel mondo del relativo in opposizione al mondo dell'assoluto dove risiedo Io.
Una volta che tu abbia compreso questo in modo chiaro, una volta che tu lo abbia profondamente afferrato, per intuito benedirai ogni e qualsiasi esperienza, tutti gli incontri umani, e soprattutto i rapporti personali, perché li vedra come costruttivi, nel più alto significato del termine. Ti renderai conto di come possano essere usati, debbano essere usati, e siano usati (che tu lo voglia o no) per costruire Chi Sei Veramente.
Tale costruzione può essere una magnifica creazione de tuo stesso consapevole proposito, o una configurazione del tutto fortuita. Puoi scegliere di essere una persona che è il mero risultato di quanto è accaduto, oppure una persona che ha scelto di essere e di fare quanto e accaduto. E in quest'ultima forma che la creazione di SÉ diventa consapevole. E nella seconda esperienza che si realizza l'io.
Benedici perciò tutti i rapporti, e considera ciascuno di essi come qualcosa di speciale e di formativo di Chi Sei, e adesso scegli di essere.
Ora il tuo interrogativo ha a che fare con i rapporti umani individuali di tipo sentimentale, e questo lo capisco. Perciò consentimi di riferirmi in maniera specifica alle relazioni amorose umane, quelle che continuano a darvi tanti guai!

Quando i rapporti d'amore falliscono (i rapporti non falliscono mai davvero, tranne che nel senso strettamente umano, se non producono quanto si desidera), lo fanno perché hanno inizio per un motivo sbagliato. («Sbagliato». è ovvio, rappresenta un termine relativo, sarebbe meglio dire che: «I rapporti falliscono nella maggior parte dei casi quando hanno inizio per ragioni non del tutto vantaggiose o confacenti alla loro sopravvivenza")
La maggior parte delle persone dà inizio a una relazione tenendo d'occhio quello che ne può ricavare, invece di considerare quello che potrebbe essere il suo vero apporto.
Lo scopo di una relazione è di decidere quale parte di voi stessi vi piacerebbe che «venisse allo scoperto», non quale parte di un altro voi potreste catturare e trattene-re.
Ci può essere un solo scopo per un rapporto, e per tutto nella vita: essere e decidere Chi Siete Veramente. E molto romantico dire che non eravate «niente» fino a quando l'altro individuo speciale non si è fatto avanti, ma non è vero. Ancora peggio, sottopone a una incredibile pressione l'altro perché sia tutto quel genere di cose che lui, o lei, non è.
Non volendo «deludervi» gli altri cercano con tutto l'impegno di essere e di adeguarsi a quelle cose fin quando non ce la fanno più. Non riescono più a rappresentare l'immagine che vi siete fatti di loro. Non sono più in grado di interpretare i ruoli che sono stati loro assegnati. Cresce così il risentimento e ad esso segue la collera.
In ultimo, per salvare se stesse (e il rapporto) queste creature speciali incominciano a reclamare il proprio vero essere, comportandosi maggiormente in accordo con quello Che Essi Sono Veramente. Arrivati più o meno a questo punto, voi dite che sono «davvero cambiati».
E' molto romantico dire che l'ingresso nella vostra vita di questo altro individuo speciale vi ha fatto sentire completi. Eppure lo scopo del rapporto non è quello di avere un altro il quale vi possa completare; bensì di avere un altro con il quale condividere la vostra completezza.
Qui sta il paradosso di tutte le relazioni umane. Non avete nessun bisogno di un particolare altro individuo perché possiate sperimentare appieno Chi Siete e d'altra parte, senza un altro, non siete nulla.
Ciò costituisce a un tempo il mistero e la meraviglia la frustrazione e la gioia dell'esperienza umana. Richiede una profonda comprensione e una totale volontà il vivere entro questo paradosso in un modo che abbia senso. Vedo che pochissime persone ci riescono.
La maggior parte di voi entra nel periodo di formazione dei rapporti amorosi colma di aspettative, piena di energia sessuale, a cuore aperto, e con animo gioioso, se non entusiasta. A un certo punto, tra i quaranta e i sessant'anni (e per la maggior parte è prima piuttosto che dopo) rinunciate ai vostri sogni più grandiosi, mettete da parte le speranze più audaci e vi adattate alle più modeste aspettative, o addirittura al nulla.
Il problema è così fondamentale, così semplice eppure frainteso in maniera tanto tragica: il vostro sogno più grandioso, la vostra più elevata concezione e la speranza più tenera hanno avuto a che fare più con il vostro diletto compagno che non con il vostro diletto Sé. La relazione è stata messa alla prova mediante lo stabilire fino a qual punto l'altro fosse in sintonia con le vostre idee, e quanto voi sareste stato in sintonia con quelle di lui, o di lei. E comunque l'unico vero test ha a che fare con la misura in cui voi siete in accordo con le vostre opinioni.
I rapporti sono sacri, poiché forniscono le più grandi opportunità della vita — in effetti le sue uniche opportunità — di creare e di produrre l'esperienza del dare espressione al più elevato concetto di Sé. Le relazioni falliscono quando le si considera la più grande opportunità della vita di creare e di produrre l'esperienza del dare espressione, da parte vostra, al più elevato concetto di un altro.
Lasciamo che ogni individuo in un rapporto si preoccupi del proprio Sé, di come sia, agisca e disponga, di quale Se Stesso voglia essere, di cosa pretenda e offra, di quale Se Stesso stia cercando, creando e sperimentando, e tutti i rapporti assolveranno in maniera magnifica i propri scopi, e riusciranno a dimostrarsi utili in maniera altrettanto magnifica a coloro che vi partecipano!
Facciamo in modo che ogni persona in un rapporto non si preoccupi dell'altro, ma soltanto, unicamente del proprio Sé.
Questo potrebbe sembrare uno strano insegnamento, perché vi è stato detto che nella più alta forma di rapporto ci si preoccupa soltanto dell'altro. Eppure ti dico questo: il focalizzare l'attenzione sull'altro — l'ossessione di cui si fa oggetto l'altro — costituisce la causa del fallimento dei rapporti.
Come sta l'altro? Che cosa sta facendo l'altro? Che cosa gli sta capitando? Che cosa sta dicendo? Volendo? Pretendendo? Che cosa sta pensando l'altro? Che cosa si spetta? Quali sono i suoi progetti? --~
Il Maestro si rende conto di quanto poco importi come stia l'altro, che cosa faccia, che cosa gli capiti, che cosa stia dicendo, che cosa voglia e che cosa pretenda. Non ha importanza che cosa stia pensando l'altro, quello che si aspetta, ciò che si propone. Importa soltanto come ti comporti tu in relazione a tutto questo. La persona più adorabile è la persona «egocentrica», cioè centrata sul proprio sé.

Questo è un insegnamento radicale...

No, se lo esamini con cura. Se non riesci ad amare Te Stesso, non puoi amare un altro. Molte persone commettono l'errore di cercare l'amore per Sé attraverso l'amore per un Altro. Certo, non si rendono conto di comportarsi così. Non si tratta di uno sforzo consapevole. E quanto accade nella mente. Nel profondo della mente, in quello che chiamate inconscio, pensate: Se soltanto riesco ad amare gli altri, gli altri ameranno me. Diventerò quindi simpatico e potrò volermi bene.

In realtà un gran numero di persone si detesta perché ha l'impressione di non essere amato da nessuno. Questa è una malattia che si verifica quando gli individui sono davvero «consumati d'amore» perché in verità gli altri li amano, ma questo non ha importanza. Non ha nessuna importanza quante siano le persone a dichiarare il proprio amore nei loro confronti, non è sufficiente.
Innanzitutto loro non ci credono. Pensano di essere manipolati, pensano che si cerchi di ottenere qualcosa. (Come è possibile essere amati per quello che si è veramente? No. Deve esserci un errore. Gli altri vogliono qualcosa in cambio! Ma che cosa?)
Stanno lì a cercare di capire in quale modo si potrebbe davvero amarli. Perciò non credono a quanto viene loro detto e danno inizio a una campagna per indurre gli altri a provare il proprio amore. Per far questo possono pretendere da chi li ama che cominci con il cambiare comporta-mento.
In secondo luogo, se in ultimo giungono a un punto in cui possono credere di essere amati, cominciano subito a preoccuparsi a proposito di quanto a lungo potranno conservare questo amore, e iniziano con l'alterare il proprio comportamento.
Di conseguenza, due persone si perdono letteralmente in un rapporto. Si buttano in una relazione sperando di trovare se stesse, e invece finiscono per perdersi. Questa perdita del Sé è la maggiore causa di amarezza e del senso di fallimento.
Due persone si uniscono in un'associazione con la speranza che il tutto sarà più grandioso della somma delle parti e finiscono per scoprire come ciò risulti invece assai inferiore. Si sentono diminuiti rispetto a quando erano soli. Meno capaci, meno abili, meno eccitanti, meno attraenti, meno allegri, meno felici.
Ciò accade perché in effetti si sono diminuiti. Hanno rinunciato alla maggior parte di quello che erano allo scopo di essere – e di restare – uniti in quel rapporto.
Le relazioni non sono mai state intese per essere in questo modo. Eppure questo è il modo in cui vengono sperimentate dalla maggior parte delle persone. Questo perché la gente ha perduto il contatto (ammesso che lo abbia mai stabilito) con lo scopo dei rapporti umani.
Quando non ci si consideri a vicenda come anime sante impegnate in un sacro viaggio, allora non si riesce a vedere lo scopo, il motivo, celato dietro ogni rapporto. L'anima è venuta al corpo e il corpo alla vita con lo scopo di evolversi. Ti stai evolvendo, ti stai adattando. E ti stai servendo dei tuoi rapporti con ogni cosa per decidere quello che stai diventando.
Questo è il compito che sei venuto qui ad assolvere. Questa è la gioia di creare il tuo Sé. Di conoscere il tuo Sé. Di diventare in maniera consapevole quello che vuoi essere. Questo è quanto si intende con l'essere Consapevoli di Sé.
Hai portato il tuo Sé nel mondo relativo in modo da disporre dei mezzi con i quali conoscere e sperimentare Chi Sei Veramente. Chi Sei è quanto tu stesso hai creato per essere in relazione con tutto il resto. I tuoi rapporti personali sono gli elementi più importanti in questo pro-cesso. I tuoi rapporti personali costituiscono perciò un sacro territorio. Non hanno virtualmente niente a che fare con l'altro individuo, eppure, poiché lo coinvolgono, hanno tutto a che fare con lui.
E questa la divina dicotomia. Questo è il circolo chiuso. Per cui può non essere un insegnamento così radicale dire: «Benedetti gli egocentrici, perché conosceranno Dio». Potrebbe non essere un cattivo traguardo nella tua vita conoscere la parte più elevata di te e starne al centro.
Il tuo rapporto più importante, perciò, deve essere con il tuo Sé. Devi per prima cosa imparare a onorare e ad aver caro Te Stesso.
Devi prima imparare a valorizzare Te Stesso per poter valorizzare un altro. Devi innanzitutto considera-re Te Stesso benedetto prima di poter vedere un altro come benedetto. Devi prima riconoscere il tuo Sé come santo per poter avere coscienza della santità dell'Altró.
Se metti il carro davanti ai buoi – come ti chiedono di fare molte religioni – e se riconosci un altro come santo prima di aver riconosciuto te stesso, un giorno potresti risentirtene. Se c'è una cosa che nessuno di voi sopporta è che ci sia qualcuno più santo di voi.
Eppure le vostre religioni vi costringono a chiamare gli altri più santi di voi. E così fate, per qualche tempo, dopo di che li crocifiggete.
Avete crocifisso (in un modo o nell'altro) tutti coloro che sono venuti a portarvi il Mio insegnamento, non soltanto uno. E lo avete fatto non perché fossero più santi di voi, ma perché siete stati voi a considerarli tali. Costoro sono venuti tutti con lo stesso messaggio. Non hanno detto: «Io sono più santo di voi», ma: «Voi siete santi quanto Me».
Questo è il messaggio che non siete stati capaci di udire; questa è la verità che non siete stati in grado di accettare. E questa è la ragione per cui non riuscite mai a innamorarvi di un altro în maniera sincera, pura. Non vi siete mai innamorati in módó puro, sincero di Voi Stessi Stessi.
E di conseguenza ti dico questo: concentrati ora e per sempre su Te Stesso. Osserva per vedere quello che sei, quello che stai facendo e ottenendo in ogni dato momento, non quello che succede a un altro.
Non è nelle azioni di un altro, ma nelle tue re-azioni, che verrà a trovarsi la tua salvezza.



Quando la vita è vissuta tenendo conto soltanto di come riuscire a mantenere sotto controllo i danni o a ricavare il massimo vantaggio, il vero beneficio dell'esistenza va perduto. Eppure non verrete mai a conoscenza di ciò nel corso della vostra esperienza se continuerete a dare risposta alla seconda domanda e non alla prima. Poiché soltanto una persona che ritenga ci sia qualcosa da guadagnare o da perdere pone la seconda domanda.
E soltanto una persona che veda la vita in maniera diversa – che consideri il proprio Io come un essere superiore, capisca che vincere o perdere non rappresenta il criterio di giudizio, ma lo è solamente il fatto di amare o di mancare di amare – pone la prima domanda.
Colui che pone il secondo interrogativo dice: «Sono il mio corpo». Colui che pone il primo dice: «Io sono la mia anima».
Lascia che tutti coloro i quali hanno orecchie per intendere, ascoltino. Perché Io ti dico questo: al momento della crisi in tutti i rapporti umani esiste un 'unica domanda: Che cosa farebbe adesso l'amore? Nessun 'altra domanda è degna di rilievo, nessun'altra domanda ha significato, nessun 'altra domanda ha qualche importanza per la tua anima.

Ora siamo arrivati a occuparci di un punto molto delicato da interpretare, poiché questo principio dell'azione sostenuta dall'amore è stato ampiamente frainteso, ed è questo fraintendimento a portare ai risentimenti e alle arrabbiature nella vita, le quali a loro volta hanno fatto sì che un numero così ingente di individui abbia smarrito la via.
Per secoli vi è stato insegnato che le azioni sostenute dall'amore derivano dalla scelta di essere, fare e avere qualsiasi cosa produca il maggiore beneficio per un altro.
- Eppure Io ti dico questo: la scelta più elevata è quella che produce il più alto bene per te.
Sebbene contenga tutta la più profonda verità spirituale, il mistero di questa dichiarazione si chiarisce nel momento in cui uno decide in che cosa consiste il più alto «bene» per se stesso. E quando la scelta più elevata in assoluto viene fatta, il mistero si dissolve, il cerchio si completa, e il più alto bene per te diventa il più alto bene per un altro.
Possono volerci intere esistenze per comprendere ciò – e addirittura più vite per renderlo effettivo – poiché questa verità ruota attorno a un'altra anche più grande: quello che fai per Te Stesso, lo fai per un Altro. Quello che fai per un Altro lo fai per Te Stesso. Questo perché tu e l'altro siete una cosa sola. E questo perché non esiste nulla se non tu.

Ma anteporre voi stessi, nel senso più elevato. non porta mai a compiere azioni empie. Se perciò vi siete sorpresi nell'atto di commettere un'empietà come risultato del fare quanto per voi è meglio, vuoi dire che avete frainteso ciò che per voi sarebbe stata la cosa migliore.
Com'è naturale, determinare quanto per voi è meglio richiederà da parte vostra lo stabilire anche che cosa state cercando di fare. Questo è un passo importante che molte persone trascurano. Che cosa «intendete fare»? Qual è il vostro scopo nella vita? Senza risposte a queste domande, la questione di che cosa sia «meglio» in una data circostanza resterà per voi un mistero.
Se considerate quello che è meglio per voi in situazioni in cui si commettono abusi ai vostri danni, deciderete di porre fine all' abuso. E questo sarà un bene per voi e anche per chi sta abusando di voi. Perché chi commette un abuso subisce un abuso quando gli si consente di continuare nel suo comportamento.

I genitori imparano ben presto tutto ciò con i figli. Gli adulti non sono altrettanto rapidi a metterlo in pratica con gli altri adulti, né una nazione con un'altra nazione. Ma non si può consentire ai despoti di prosperare, devono invece essere fermati. L'amore di Sé, e l'amore per i despoti stessi, lo esige.
-Questa è la risposta alla tua domanda: «Se l'amore è tutto quanto esiste, come può l'uomo trovare mai una giustificazione per la guerra?» Talvolta l'uomo deve andare in guerra per fare la più grande dichiarazione circa chi davvero è l'uomo: quello che aborrisce la guerra.
Vengono momenti in cui dovete rinunciare a Chi Siete allo scopo di essere Chi Siete.
Perché se chi si comporta male si accorge che la sua cattiva azione è accettabile, che conclusione ne trarrà? Mentre se chi abusa scopre che il suo misfatto non verrà più tollerato. gli sarà consentito di modificare il proprio comportamento.
Perciò, trattare gli altri con amore non significa necessariamente permettere al prossimo di fare quello che vuole.

La stessa cosa vale anche nei rapporti individuali e affettivi. La vita può fare appello su di voi più di una volta perché dimostriate Chi Siete, con il manifestare un aspetto di Chi Non Siete. La cosa non è poi così difficile da capire se avete vissuto già per qualche anno, sebbene di fronte agli ideali di un giovane questa possa apparire una contraddizione estrema.
Nelle relazioni umane ciò non significa che se vi viene fatto del male, dovete a vostra volta rispondere «facendo del male» (né ha tale significato nelle relazioni tra gli stati). Significa semplicemente che consentire a un altro di continuare a infliggere danni può non essere la cosa migliore né per voi né per l'altro.
Secondo alcune vostre teorie pacifiste non è mai giustificata una risposta violenta a quanto si considera essere un male. A questo punto non si può ignorare la parola «male», e il giudizio di valutazione che richiede. In verità non esiste niente di male, soltanto fenomeni obiettivi ed esperienze. Eppure il vostro scopo principale nella vita vi impone di selezionare, dalla serie infinita di fenomeni, un certo numero di essi che definite «male», poiché se non lo faceste, non potreste definirvi «buoni», né potreste definire «bene» nient'altro, e di conseguenza non potreste conosce-re, o creare, il vostro Sé.
Voi definite voi stessi in base a quello che chiamate «male» e in base a quello che chiamate «bene».
Il male più grande sarebbe perciò di non riconoscere affatto come male nessuna cosa.

Sì, le cose che gli altri pensano, dicono o fanno talvolta saranno fonte di dolore per voi, fino a quando cesseranno di esserlo. Quello che vi farà giungere più rapidamente da un punto all'altro è la totale sincerità, l'essere desiderosi di sostenere, di riconoscere e dichiarare ciò che si prova in merito a un'esperienza. Dite la vostra verità, con gentilezza, ma senza reticenze e riserve. Vivete la vostra verità, con dolcezza, ma in maniera totale e coerente. Cambiate la verità con disinvoltura e in fretta quando la vostra esperienza vi porta nuove chiarezze.
Nessuno sano di mente, e meno di chiunque Dio, vi direbbe, allorché vi sentite feriti in un rapporto, di «mettervi da parte, di fare come se nulla fosse». Se invece state causando dolore a qualcuno in questo momento, è troppo tardi per fare in modo che non significhi nulla. Il vostro compito è adesso di decidere che cosa significa, e di dimostrarlo. Così facendo, scegliete e diventate Chi State Cercando di Essere.


Perciò non devo essere la moglie che soffre in silenzio da lungo tempo o il marito disprezzato o la vittima delle mie relazioni allo scopo di renderle sante, o per far sì che Dio mi guardi con occhi compiaciuti.

Certo che no.

E non devo rassegnarmi agli attacchi alla mia dignità, alle aggressioni al mio orgoglio, ai danni arrecati alla mia psiche e alle ferite portate al mio cuore allo scopo di dire che «ho dato il meglio di me» in un rapporto; «ho fatto il mio dovere» o «non sono venuto meno ai miei obblighi» agli occhi di Dio e degli uomini.

Nemmeno per un momento.

Allora, Ti prego, dimmi quali impegni dovrei assumere in un rapporto; a quali accordi dovrei attenermi? Quali obblighi comporta una relazione? A quali criteri dovrei ispirarmi?

La risposta è una risposta che non puoi ascoltare, poiché ti lascia senza direttive e rende nullo e vuoto ogni accordo nel momento in cui lo stipuli. La risposta è: Non _hai nessun obbligo, né in una relazione, né negli altri
aspetti della tua vita.

Nessun obbligo?

Nessun obbligo. Né alcuna restrizione o limitazione, e neppure alcuna direttiva o norma. Né sei vincolato da alcuna circostanza o situazione, e nemmeno costretto da codice o legge. Non sei neanche punibile per offesa, né sei in grado di arrecarne, perché non esiste niente come l'essere «offensivi» agli occhi di Dio.
Ma torniamo agli obblighi nei rapporti affettivi e nella vita in generale.
Non puoi credere in una relazione priva di obblighi perché non riesci ad accettare chi e che cosa sei veramente. Definisci una vita di totale libertà con i termini «anarchia spirituale». Io la definisco la grande promessa di Dio. Soltanto nell'ambito di questa promessa il grande progetto di Dio può venire completato.
Non avete obblighi nei rapporti. Avete soltanto opportunità. Le opportunità, non gli obblighi, rappresentano le pietre angolari della religione, le basi di tutta la spiritualità. Fin quando considererete la questione nel-l'altro senso, mancherete lo scopo.
I rapporti – i vostri rapporti con tutte le cose – sono stati creati come mezzi perfetti perché l'anima svolga il proprio lavoro. Per questo tutti i rapporti umani rappresentano un terreno sacro. Questa è la ragione per cui ogni rapporto personale è sacro.
In questo, molte religioni hanno ragione. Il matrimonio è un sacramento. Ma non per via dei suoi sacri obblighi, piuttosto a causa delle sue ineguagliate opportunità.
Non fare mai nulla in un rapporto in base a un senso di obbligo. Qualunque cosa tu faccia, falla in base al senso della gloriosa opportunità che -il-tuo rapporto ti offre nel decidere e nell'essere Chi Sei Veramente.



Questo posso capirlo, eppure più volte nelle mie relazioni ho rinunciato quando il procedere si faceva difficile.Il risultato è che ho avuto una serie di rapporti sentimentali mentre da ragazzo pensavo che ne avrei avuto soltanto uno. A quanto pare io non so mantenere un rapporto. Credi che imparerò mai?

Dalle tue parole sembra che il durare nel tempo sia la misura del successo di una relazione. Cerca di non confondere la durata con la buona qualità di un compito. Ricorda, il tuo compito sul pianeta non è quello di constatare quanto a lungo puoi far durare un rapporto, bensì quello di decidere, e di sperimentare, Chi Sei Veramente.
Questo vale allo stesso modo per le relazioni a breve termine, anche se le relazioni a lungo termine offrono notevoli opportunità per una mutua crescita, per una mutua espressione e per un mutuo soddisfacimento.

Lo so, lo so! Voglio dire, l'ho sempre sospettato. E quindi come fare per raggiungere lo scopo?

Innanzituttto, accertati di impegnarti in un rapporto per le motivazioni giuste. («Giuste» in relazione al più vasto proposito al quale tendi nella vita.)
Come ho già accennato in precedenza, la maggior parte delle persone continua a impegnarsi in un rapporto per i motivi «sbagliati», per mettere fine alla solitudine, per colmare un vuoto, per assicurarsi l'amore, o qualcuno da amare e questi sono alcuni dei motivi migliori. Altri lo fanno per salvare il proprio ego, porre termine alla depressione, migliorare la vita sessuale, riprendersi da una relazione precedente o, che tu lo creda o no, per alleviare la noia.
Nessuno di questi motivi funzionerà e, a meno che non intervenga qualche drammatico cambiamento lungo la via, non funzionerà nemmeno il rapporto.

Non mi sono mai impegnato nelle mie relazioni per nessuno di questi motivi.

Sarei incline a contestare questa affermazione. Non credo che tu sapessi per quale ragione ti impegnassi nelle tue relazioni. Non credo che le prendessi in considerazione sotto questo aspetto. Non credo che tu abbia iniziato un rapporto di proposito. Credo che ti sia sempre fatto coinvolgere in una relazione perché ti «innamoravi».

È esattamente così.

E non credo che indugiassi a considerare perché ti eri «innamorato». A che cosa stavi reagendo. Quali bisogni, o serie di bisogni, stavano per essere soddisfatti.
Per la maggioranza delle persone, l'amore è la risposta al soddisfacimento di un bisogno. Tutti hanno delle necessità. Tu hai necessità di questo, una donna di quello. Entrambi vedete l'uno nell'altra una possibilità di soddisfacimento di un bisogno. Per cui vi accordate, tacitamente, per uno scambio. Io negozierò con te quello di cui dispongo e tu mi darai quello che possiedi.
Si tratta di una transazione. Ma non dite la verità a quel proposito. Non dite: «Io approfitto dite moltissimo». Dite: «Ti amo moltissimo», e poi cominciano le delusioni.

Lo hai gia' detto questo, ma che c'e di male nell'innamorarsi...

Niente. Innamorati di tutte le persone che vuoi in questo , modo. Ma se hai intenzione di stabilire un rapporto che duri una vita, puoi desiderare di. Aggiungere riflessione.
D'altro canto, se ti diverti a passare da una relazione all'altra con la stessa disinvoltura con cui bevi un bicchier d'acqua o, ancora peggio, se ne mantieni una sola perché pensi sia «tuo dovere», e poi trascorri una vita di silenziosa disperazione, se ti diverti a ripetere questi schemi derivanti dal tuo passato, continua a fare proprio come hai sempre fatto.

Va bene, va bene, ho capito. Sei implacabile, vero?

È questo il problema con la verità. La verità è implacabile. Non ti lascia in pace. Continua a insinuarsi dentro di te da ogni parte, mostrandoti quanto è in effetti così. Il che può riuscire seccante.

Va bene. Perciò voglio scoprire i sistemi per avere una relazione a lungo termine, e Tu affermi che impegnarsi in un rapporto di proposito è uno di essi.

Sì. Accertati che tu e la tua controparte siate in accordo circa il proponimento,
Se entrambi vi accordate consapevolmente sulla premessa che lo scopo della vostra relazione e' di creare un'opportunità, non un obbligo — un'opportunità per crescere, per esprimere se stessi in maniera completa,
per elevare le vostre vite alla più alta potenzialità, per eliminare ogni falso pensiero o idea meschina, abbia mai albergato sul vostro conto e per una riunione finale con Dio attraverso la comunione delle vostre due anime – se assumete questo solenne impegno invece degli impegni che vi state solitamente assumendo, il rapporto avrà avuto inizio su delle ottime premesse. Avrà preso avvio con il piede giusto; Sarà una felicissima partenza.

Eppure, ciò continuerà a non costituire una garanzia di successo.

Se vuoi delle garanzie, nella vita allora non vuoi la vita . Vuoi la ripetizione di un testo che è gia' scritto. La vita, per sua natura, non può offrire garanzie, altrimenti il suo intero scopo ne risulterebbe ostacolato.

Mettiamo che io abbia avviato il mio rapporto in base a questo «ottimo inizio». E adesso, come faccio a farlo andare avanti?

Renditi conto e cerca di capire che ci saranno sfide e momenti difficili. Non cercare di evitarli. Accoglili di buon grado. Con riconoscenza. Considerali grandi doni di Dio; splendide opportunità di fare quello per cui ti sei impegnato nel rapporto, e nella vita. Cerca con tutte le forze di non vedere la tua compagna come un nemico, o l'opposizione, durante questi periodi. In effetti, cerca di non vedere nessuno, e niente, come un nemico, o addirittura cerca di non vedere come tale il problema stesso. Coltiva la tecnica di vedere ogni problema come un'opportunità, opportunità per...

Lo so, Io so: essere e decidere Chi Sei Veramente.

Giusto! Ci stai arrivando!

Mi sembra una vita piuttosto piatta.

Allora stai puntando un po' troppo in basso. Allarga la prospettiva dei tuoi orizzonti. Approfondisci la tua visione. Cerca di vedere in te più di quanto pensi ci sia da vedere. Cerca di vedere qualcosa di più anche nella tua compagna. Non renderai mai un cattivo servizio al tuo rapporto, né a nessuno, scorgendo negli altri più di quanto essi ti stiano mostrando. Pérché c é in loro molto di più. Di gran lunga molto di più. È soltanto la loro paura che li blocca nel mostrarsi a te.
Se gli altri si rendono conto, che li consideri come qualcosa di più, si sentiranno sicuri nel mostrarti quanto tu ovviamente già vedi.

Le persone tendono a essere all'altezza delle nostre aspettative sul loro conto.

Qualcosa del genere. Non mi piace però il termine «aspettative». Le aspettative rovinano i rapporti. Diciamo che le persone tendono a vedere in se stesse quello che noi vediamo in loro. Più è grande la nostra visione, più cresce la loro volontà di accedere alla parte di sé che noi abbiamo mostrato loro, e di esibirla.
Non è così che funzionano tutti i rapporti più felici? Tutto ciò non fa forse parte del processo di guarigione, il processo in base al quale diamo alle persone il permesso di «lasciar perdere» ogni falsa convinzione si siano mai fatte sul proprio conto? Non è questo quanto sto facendo qui, in questo libro, per te?

1 commento:

  1. Esauriente provocante cos'altro aggiungere. Sfidarsi... e ancora sfidarsi dell'accettazione del se, nel perdonarsi, nel ricadere e rialzarsi nel continuare ad andare avanti a costruire il migliore se, coraggio...

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